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Berghinz, una dinastia di patrioti - da valvasev il 04/09/2017 @ 19:57

Alessandro-Berghinz Famiglia di patrioti, dalle guerre risorgimentali alla Resistenza, di politici e professionisti, i Berghinz hanno lasciato importanti tracce negli ultimi 250 anni della storia friulana: citiamo solo i fratelli Bernardino e Augusto combattenti con Garibaldi, Giovanni Battista medaglia d'oro caduto nella lotta contro i nazisti e l'insigne medico Guido pioniere della pediatria.

Un albero genealogico ricco che vede oggi tra gli ultimi epigoni della dinastia udinese (un ramo è anche a Roma) il geometra Alessandro Berghinz, classe 1947, già tecnico comunale, poi bancario e, in questi ultimi anni, amministratore di condomini. La patria, la medicina e la moderna, sfaccettata economia dei nostri tempi, si potrebbe commentare. Ma anche un riaggancio con le origini: l'antenato Cristoforo (1804-1859) era, infatti, un commerciante di seta. Nel suo bellissimo studio di piazzetta Antonini, con vista sui giardini della Banca d'Italia, Sandro Berghinz racconta le vicende della sua antica famiglia.

L'avo sopra citato era il nipote di un altro Cristoforo (1738-1810), che arrivò in Friuli dalla zona tra Caporetto e Tolmino. Il nipote, dunque, nel 1839 comperò il palazzo oggi chiamato Montegnacco-Berghinz di via Superiore dove aprí un setificio. Ebbe numerosi figli, tra i quali i garibaldini colonnello Bernardino (1841-1925) e avvocato Augusto (1845-1912). Il primo fu tra i liberatori di Udine (entrò in città, dalla porta Poscolle, il 26 luglio 1866, alla testa del suo squadrone del 6° Aosta cavalleria) e fu poi per lungo tempo sindaco di Sedegliano; il secondo partecipò con le camicie rosse alla campagna nel Trentino, conclusa col fatidico, rinunciatario «Obbedisco» del generale dopo la vittoria di Bezzecca, e alle sfortunate battaglie dell'anno dopo per la liberazione di Roma (Porta San Paolo). Ma l'avvocato Augusto fu anche presidente della Società dei reduci delle patrie campagne e consigliere comunale a Udine dal 1876 al 1883. In queste vesti fu l'artefice della realizzazione del monumento a Giuseppe Garibaldi, inaugurato il 26 agosto 1886, nella piazza dei Barnabiti ribattezzata col nome dell'Eroe dei due mondi. Augusto Berghinz fu anche un politico, «il primo a disciplinare le forze popolari della città - racconta il pronipote - e a indirizzarle, con entusiasmo e convinzione, sulle strade della democrazia.

Fu l'organizzatore della Lega popolare e tra i fondatori del Giornale di Udine». Nel 1884 emigrò a Buenos Aires, dove continuò a esercitare la professione forense. Dalla capitale argentina, Augusto Berghinz finanziò l'iniziativa della lapide a Paolo Sarpi, nella via omonima, della quale dettò anche il testo, rimasto ancora oggi famoso per gli accenni anticlericali («ma i tempi erano quelli!», spiega Alessandro Berghinz).

I due patrioti avevano un terzo fratello, Giuseppe, ricordato se non altro come padre del dottor Guido (1872-1940), un luminare della medicina pediatrica. Clinico e ricercatore, Guido Berghinz fu tra i fondatori della Società italiana di pediatria, docente per dieci anni all'Università di Padova, primario all'ospedale di Udine dal 1905 al 1939. Durante la Grande Guerra era stato docente alla scuola medica da campo di San Giorgio di Nogaro e per i suoi meriti venne promosso tenente colonnello ed ebbe diverse medaglie al valor militare. Pur di fronte a numerose e prestigiose offerte di cattedre in altre città d'Italia, preferí rimanere a Udine, dove mantenne sempre la residenza, assieme alla moglie contessa Margherita Berlinghieri Concina, nel palazzo di via Superiore, già sede del setificio di nonno Cristoforo.

Del famoso prozio pediatra, Alessandro Berghinz racconta un episodio che riguarda il compianto presidente della Regione Antonio Comelli, allora bambino (erano i primi anni '20). «Lo ha salvato, curandolo con prodotti naturali, da una malattia infantile che poteva avere gravi conseguenze. Me lo ha raccontato lo stesso Comelli».

Un fratello del dottor Guido, l'avvocato Raffaello (che ricoprí anche cariche pubbliche, tra l'altro fu commissario prefettizio a Faedis), era il padre della medaglia d'oro Giovanni Battista Berghinz, classe 1918, combattente, come tenente di prima nomina, in Africa e in Francia. Dopo l'8 settembre '43, Giobatta Berghinz aderì all'Osoppo dove fu impegnato nel rifornimento ai partigiani di armi, viveri e carburanti. Arrestato nel luglio '44 dai tedeschi, che lo torturarono senza riuscire a estorcergli alcuna informazione, fu fucilato e bruciato nella Risiera di Trieste. Alla sua memoria è dedicata la caserma udinese di via San Rocco.

Del tenente Berghinz va citata anche la madre, Maria Cristina Piani, esponente di associazioni culturali e patriottiche: è vissuta oltre i 90 anni e fino al suo ultimo giorno è stata devota e appassionata testimonial dell'eroico figlio.

Arriviamo ad Alessandro e ai tempi nostri. Ma prima ricordiamo che suo nonno Vittorio, fratello di Guido e Raffaello, militare del Genova Cavalleria, fu protagonista di un gesto coraggioso nel 1905 a Padova, durante l'alluvione del Brenta. Assieme a un commilitone e «non senza rischio della propria vita - si legge in una cronaca dell'epoca - operò il salvataggio di 12 persone che, circondate da acque limacciose, minacciavano di affogare». Figlio di Alberto (1914-1994), già dipendente dell'Inam, Alessandro si è diplomato geometra e per un anno è andato «a bottega» da un grande maestro, Giovanni Sello, che lo ha avviato a una professione (in particolare con la stima di immobili) che ebbe poi modo di esercitare pochissimo. Ha operato a Martignacco come tecnico comunale al tempo del sindaco Ferruccio Saro, poi è stato alla Crup fino alla fine del 2006. Da allora, costituita una Srl, si dedica all'amministrazione di condomini.
Ma non è tutto. In gioventú ci sono stati 8 anni di collegio Bertoni, il ricreatorio della Madonna delle Grazie e l'Associazione guide e scout cattolici. Tale formazione lo ha portato in politica, nelle file della Dc. È stato segretario della sezione di Chiavris e per due mandati presidente della circoscrizione Chiavris-Ancona. Nel 1990, ancora prima delle avvisaglie di Tangentopoli, lasciò la politica che, seppure «di periferia», gli ha dato soddisfazioni (ha contribuito a realizzare il servizio infermieristico circoscrizionale, il parco pubblico di Chiavris, la sistemazione definitiva di via Friuli). Alessandro Berghinz si è dedicato quindi alla lettura dei libri di storia, appassionandosi in particolare alle vicende di casa Savoia. Nel 1998 è entrato a far parte delle Guardie d'onore alle tombe reali del Pantheon, delle quali è diventato delegato provinciale (e nel 2005 ha ricevuto a Ginevra, dal principe Vittorio Emanuele, il cavalierato di San Maurizio e Lazzaro).
Già nel '98, tramite la contessa Maria Antonietta de' Portis, suo chaperon nell'aristocrazia friulana, era stato insignito dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
. Berghinz ha organizzato a Udine due convegni (sullo Statuto Albertino e su «Eugenio di Savoia Soissons liberatore dell'Europa dai Turchi») e ha organizzato una recente visita del giovane Emanuele Filiberto a Udine.

Si potrebbe dire che, dopo oltre cent'anni, il pronipote, che ha fatto il servizio militare nell'aeronautica, è subentrato al prozio Augusto, depositario delle «Patrie memorie» ottocentesche. Alessandro Berghinz, sposato, dal 1972, con Anita Moro, ha una figlia, Elena, che ha fatto il Blanchini e studiato arpa al conservatorio. La sua famiglia è la continuatrice udinese della dinastia, ma non l'unica. Il nostro geometra ha una sorella, Anna Luisa, ex funzionario regionale, sposata, due figli. E ha due cugini, figli di Giuseppe, fratello di Alberto: Carla, insegnante in pensione, che ha una figlia, Stefania, e Graziano, che vive a Colugna. Altre due cugine, ma non dirette, discendenti dal patriota garibaldino Bernardino Berghinz, abitano rispettivamente a Roma e al Lido di Venezia. «Non me ne ricordo altri», commenta Alessandro, che ogni tanto riprende in mano il «frondoso» albero genealogico per i necessari aggiornamenti.

Da qualche anno «l'ultimo dei Berghinz» è approdato a una periferia ancora piú esterna: è andato ad abitare nella bella Campeglio, tra le colline di Faedis. E, come al tempo di Chiavris, si è riavvicinato alla politica, rigorosamente locale. Eletto, proprio la settimana scorsa al consiglio comunale, avrà il ruolo di capogruppo della sua lista.

E' con piacere e con il permesso di dare il benvenuto l'ingresso di un nuovo Socio nella nostra amata Sezione ANC di Lignano , nonché nel nostro Gruppo di volontariato : Complimenti Sig. BERGHINZ Alessandro e buon lavoro.

FONTE: MessaggeroVeneto - 15 Giugno 2009


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I carabinieri ricordano Moreno Bertazzolo Lunedì sera nel duomo di Lignano si è svolta una messa in suffragio del carabiniere Moreno Bertazzolo, scomparso in un incidente stradale 30 anni fa mentre era di pattuglia, all’età di 26 anni. Faceva parte del nucleo motociclisti di Udine. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione dei carabinieri in congedo di Lignano.


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FONTE: MessaggeroVeneto - 30 agosto 2017


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uto-polizia lignano sabbiadoro La protesta del Sindacato autonomo di Polizia che denuncia tagli e mancanza di aiuto da parte delle istituzioni per poter garantire la sicurezza nella località balneare friulana

Apre ormai a stagione inoltrata il Posto estivo della Polizia di Stato a Lignano Sabbiadoro e i quali agenti saranno impegnati sul territorio della nota località balneare dal 17 al 20 agosto.

Parte da qui la protesta del sindacato autonomono di Polizia che denuncia, dal taglio di 190 unità in provincia di Udine dal 2008, diverse difficoltà di gestione e di autonomia per quanto riguarda i servizi estivi.

Gli agenti infatti, come scrive in una nota il SAP, alloggeranno a Latisana e raggiungeranno Lignano tramite servizi di bus-navetta, mentre i pasti invece verranno fruiti direttamente in loco. Disagi di non poco conto se si pensa che in questo periodo si contano oltre a 350mila visite nella sola Lignano.

Dal canto suo, il sindacato, non si aspettava nulla di più soprattutto, dal momento in cui pare non siano state saldate al completo le convenzioni pregresse con le attività ricettive che si sono dunque rifiutate di ospitare gli agenti con la formula vitto e alloggio.

Rammarico è stato poi espresso per il mancato aiuto e la mancata presa di posizione da parte del Prefetto di Udine Vittorio Zappalorto e da parte del sindaco di Lignano Luca Fanotto.

FONTE: MessaggeroVeneto - 15 Luglio 2017


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peteano SAGRADO. Il comandante generale dei carabinieri Del Sette alla cerimonia per il 45º anniversario della strage

«Siamo con voi e lo saremo sempre. L’Arma dei Carabinieri era la famiglia di questi tre giovani e sarà sempre anche la vostra». Con queste suggestive parole rivolte ai parenti delle vittime, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, generale di corpo d’armata Tullio Del Sette, ha suggellato la commemorazione del 45º anniversario della strage di Peteano in cui persero la vita tre carabinieri di stanza a Gradisca: il brigadiere Antonio Ferraro e i carabinieri Donato Poveromo e Franco Dongiovanni. Le massime autorità militari e civili si sono strette attorno al monumento che, nella piccola frazione di Sagrado, commemora una dei momenti più bui della storia repubblicana.

Assieme al generale Del Sette, presenti fra gli altri il generale di Corpo d’Armata Aldo Visone, comandante del Comando Interregionale Carabinieri “Vittorio Veneto” con i locali comandanti, l’Ispettore Regionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri Generale Corpo d’Armata Michele Ladislao, i prefetti di Trieste e Gorizia, Annapaola Porzio ed Isabella Alberti, il questore del capoluogo isontino Lorenzo Pillinini, l’assessore regionale Sara Vito, l’arcivescovo di Gorizia Carlo Redaelli ed i sindaci di Sagrado, Gradisca e Savogna, Elisabetta Pian, Linda Tomasinsig, Alenka Florenin.

Ma soprattutto erano presenti loro, i familiari di chi ha perso la vita in quella terribile strage: la signora Rita Famea, vedova di Ferraro, la signora Luciana Cressatti, vedova di Poveromo, e il fratello di Bongiovanni, Pietro Paolo, oltre ad altri parenti. «Non dobbiamo dimenticare e non dimenticheremo mai quanto accaduto – così il generale Del Sette – lo dobbiamo a questi tre eroi caduti nello svolgimento del proprio compito, lo dobbiamo alle loro famiglie e lo dobbiamo alle giovani generazioni. Qui ricordiamo il dolore dell’Arma e di un Paese, ma anche la sua capacità di reagire immediatamente. Questi ragazzi sono morti senza immaginare che quella notte per loro sarebbe stata l’ultima, eppure consapevoli, come tanti loro colleghi ogni giorno, di dover essere pronti a correre un rischio più elevato di qualsiasi altro cittadino.

Non saranno dimenticati neppure fra altri 45 anni, perché rappresentano gli ideali di questo Paese». Nelle parole del sindaco di Sagrado Elisabetta Pian la riconoscenza della comunità civile all’Arma «composta da tanti silenziosi servitori dello Stato, che col loro operato ci trasmettono quotidianamente non solo sicurezza, ma il senso della democrazia e della libertà». La strage di Peteano è stata a lungo una delle pagine più oscure della storia italiana, le cui indagini solamente alcuni decenni dopo riuscirono ad individuare la responsabilità di alcuni militanti del movimento di estrema destra Ordine Nuovo.

FONTE: MessaggeroVeneto - 01 Giugno 2017


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cc-latisana LATISANA. C’è chi è salito sull’auto di servizio, al posto di un arrestato. E chi è stato foto segnalato, con tanto di raccolta delle impronte digitali. Fra un sopralluogo alla centrale operativa, tra monitor e trasmittenti e una rapida occhiata alla camera di sicurezza, ascoltando le spiegazioni e attendendo il momento per lanciare la raffica di domande frutto della fantasia e dell’entusiasmo del momento.

Con la scuola primaria di Carlino si è chiuso, per quest’anno, il ciclo di visite ospitate dal Comando Compagnia Carabinieri di Latisana che hanno portato circa 160 bambini delle classi quinte delle scuole primarie di Latisana, Latisanotta, Precenicco, Muzzana del Turgnano, Marano Lagunare e Carlino a visitare la caserma dei Carabinieri.

Dal piano terra dove i bambini hanno visionato gli uffici della Stazione e ascoltato l’illustrazione sui compiti svolti dagli uomini della territoriale, la visita è proseguita, sotto la guida del Capitano, Filippo Sautto, Comandante della Compagnia di Latisana, nel piano dedicato al reparto operativo del Norm, dove le pareti del lungo corridoio sono tappezzate dalla rassegna stampa delle tante e importanti operazioni concluse negli anni dall’Arma di Latisana. La visita per ogni scuola si è conclusa nel garage della caserma, con un’auto di servizio dei Carabinieri a disposizione della curiosità dei bambini, per nulla intimiditi, fra lampeggianti e sirene azionate.

FONTE: MessaggeroVeneto - 13 Maggio 2017


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Sgominata la banda “delle betoniere” dai carabinieri di Latisana - da valvasev

sgominata-la-banda-delle-betoniere-dai-carabinieri-di-latisana LATISANA – Actros. Questo il nome dell’operazione dei carabinieri del Norm di Latisana che ha visto finire in carcere sette persone, denunciarne un’ottava e soprattutto recuperare tutta la refurtiva: 8 autobetoniere (rubate fra Fvg, Veneto e Toscana) per un valore stimato di 2 milioni di euro. Gli uomini dell’Arma hanno concluso tra il 20 e il 26 maggio scorsi un’attività d’indagine avviata il 27 luglio del 2016, data nella quale è avvenuto primo furto ai danni di un’azienda friulana, la ‘Nord Est Logistica srl’ di Ronchis (Go) che si è vista portare via ben tre mezzi..

Operavano in diverse parti d'Italia
Il sodalizio criminale, dedito a reati contro il patrimonio, era specializzato in furti a danno di aziende attive nel settore edile, operanti in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Lombardia, ed Emilia Romagna. La banda era ben strutturata e si occupava, secondo quanto ricostruito dalle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giorgio Milillo, prima di effettuare dei sopralluoghi, quindi della ricerca dei capannoni dismessi da affittare (da ignari proprietari) e dove occultare per alcune settimane i mezzi rubati. Secondo l’ipotesi investigativa, dopo una prima fase di stoccaggio nelle strutture locate, la banda sarebbe stata intenzionata a smontare le autobetoniere e quindi a spedirle in Egitto, dove sarebbero state messe a disposizione della criminalità locale. Operazione, quest’ultima, mai portata a termine. La banda è infatti stata fermata dai carabinieri che come detto hanno restituito tutto ai legittimi proprietari.

I primi arresti risalgono allo scorso dicembre
Dopo il furto di Ronchis, infatti, ce ne sono stati altri. Il 20 ottobre 2016 due mezzi sono stati rubati dalla Macbeton di Scorzè (Venezia), quindi un’altra betoniera è stata portata via a Susegana (Treviso), il 12 dicembre, la ditta era sempre la ‘Nord Est Logistica srl’. Proprio in quella circostanza i militari hanno ritrovato la prima autobetoniera, per un valore di 250 mila euro, a Bologna, in un capannone che si trovava in una zona periferica, e sono riusciti ad arrestare i primi due membri del gruppo criminale: G. A. E., un egiziano di 32 anni residente a Cremona, e K.S., un albanese di 36 anni, entrambi sono finiti nel carcere di Bologna.

I furti sono proseguiti
Il 10 febbraio 2017, altre due betoniere sono sparite dalla ‘Valdipesa Calcestruzzi srl’ (Firenze). Rinvenuto uno dei mezzi pesanti in un capannone di Fiumicino, i carabinieri di Latisana assieme ai colleghi di Ponte Galera (Rm) hanno denunciato, in stato di libertà, un altro egiziano, W.I., di 44 anni.

Altri tre tentativi di furto
Nel frattempo si sono verificati anche altri tre tentativi di furto in Lombardia a Veneto. Tra il 20 e il 26 maggio scorsi la svolta nelle indagini con l’arresto (su ordinanza di custodia cautelare del Gip del Tribunale di Udine, Daniele Faleschini Barnaba) da parte dei carabinieri di Latisana – coadiuvati dal comando provinciale di Milano e dai colleghi delle stazioni di Torino Le Vallette, San Vittorino romano e dei Norm di Latina - di 5 romeni tra i 26 e i 36 anni residenti in diverse parti d’Italia.

Materiale sequestrato
Nella circostanza gli uomini dell'Arma hanno anche sequestrato 7.570 euro in contanti e due auto - una Lancia Delta e una Fiat Croma - utilizzate nella loro attività criminale. Tutti gli arrestati si trovano nella case circondariali di Milano, Torino, Regina Coeli, Latina e Monza.

FONTE: udine.diariodelweb.it - 01 Giugno 2017
LEGGI anche: banda rubava ad aziende del settore dili del nord sette arresti - MV. 01-06-2017


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Pubblicato il 01/06/2017 @ 23:41  - Nessun comment Nessun comment - Vedi ? Aggiungere un articolo sul post?   Anteprima di stampa  Stampa pagina

Si rifiuta di fare la carità: anziana spinta a terra e rapinata della borsa - da valvasev

LIGNANO SABBIADORO (Udine) - Una donna anziana che si è rifiutata di fare la carità a un mendicante è stata spinta per terra, rimanendo ferita, ed è stata rapinata del portafoglio che aveva nella borsa; è successo nel primo pomeriggio di ieri, martedì 25 aprile, a Lignano, vicino al supermercato Pam.

La donna, 69 anni, del posto, stava camminando vicino al punto vendita quando è stata avvicinata da un uomo che, in lingua tedesca, le ha chiesto di darle dei soldi. Lei ha rifiutato e ha continuato per la sua strada ma il mendicante non si è arreso: infastidito per non aver ottenuto quello che voleva ha spinto la 69enne che è caduta per terra.

A quel punto lo straniero, molto rapidamente, le ha rubato il portafoglio dalla borsetta e alcuni effetti personali, per poi fuggire di corsa e far perdere le sue tracce in men che non si dica. I passanti hanno immediatamente aiutato la donna a rialzarsi e hanno chiamato i carabinieri. Mentre l'anziana veniva soccorsa dal personale medico del 118 del Pronto soccorso di Lignano, da poco aperto per la nuova stagione estiva alle porte, i militari dell'Arma della stazione della cittadina balneare hanno cercato il rapinatore, senza però riuscire a individuarlo. La 69enne è stata medicata e dimessa; ha riportato delle escoriazioni e delle botte alle mani e alle braccia.

FONTE: il Gazzetino.it - 26 Aprile 2017
LEGGI anche: anziana che si rifiuta di fare la carità a un mendicante - MV. 26-04-2017


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Pubblicato il 26/04/2017 @ 23:43  - Nessun comment Nessun comment - Vedi ? Aggiungere un articolo sul post?   Anteprima di stampa  Stampa pagina

Vuole gettarsi dal ponte a Latisana, salvato dai carabinieri - da valvasev

ponte-a-latisana-salvato-dai-carabinieri L'appuntato scelto Cristiano Gazzola, arrivato sul posto insieme al collega, il vicebrigadiere Christian Toniutti del Nucleo operativo radiomobile di Latisana, ha messo in salvo un uomo, classe 1963, del posto

LATISANA. È riuscito a salvarlo con grande destrezza e rapidità. Prendendolo per la cinta e allontanandolo dal parapetto del ponte sul Tagliamento dal quale stava minacciando di lanciarsi. L'appuntato scelto Cristiano Gazzola, arrivato sul posto insieme al collega, il vicebrigadiere Christian Toniutti del Nucleo operativo radiomobile di Latisana, ha messo in salvo un uomo, classe 1963, del posto.

Il fatto è accaduto la scorsa mattina, verso le 6. Appena giunti, gli uomini dell'Arma hanno iniziato a parlargli cercando, insieme agli operatori del 118 che si trovavano già sul luogo, di convincerlo a mettersi al sicuro, sulla strada. L'uomo però non aveva alcuna intenzione di cambiare idea. Sembrava determinato a compiere l'estremo gesto. I minuti passavano e il rischio che si gettasse diventava sempre più alto.

L'appuntato scelto Gazzola ha atteso il momento giusto, approfittando del passaggio di una bicicletta che da San Michele al Tagliamento si stava dirigendo verso Latisana. L'ha fatta passare e, quando è arrivata all'altezza del punto in cui si trovava l'uomo, il carabiniere è riuscito a prenderlo per la cinta e a metterlo in salvo. Nel prenderlo però si è procurato un trauma al torace, sul lato destro. La prognosi è di cinque giorni.

L'uomo, una volta al sicuro, è stato portato via con l'ambulanza del 118 per i necessari accertamenti medici. Ai soccorritori aveva riferito di trovarsi sul parapetto da alcune ore. Era infreddolito e sotto choc. Grazie alla prontezza degli uomini dell'Arma si è così evitato il peggio.

FONTE: MessaggeroVeneto - 02 Marzo 2017


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Pubblicato il 02/03/2017 @ 14:01  - Nessun comment Nessun comment - Vedi ? Aggiungere un articolo sul post?   Anteprima di stampa  Stampa pagina

Furti in casa, sgominata la banda Finiscono in manette tre albanesi - da valvasev

in manette tre albanesi Latisana: responsabili di 12 colpi compiuti tra il 10 e il 12 gennaio nelle province di Udine e Pordenone Il trio si muoveva a bordo di un’Audi A5 coupè e ha rubato in tutto 70 mila euro. Indagine dei carabinieri

Almeno dodici fra furti commessi e tentati nella Bassa friulana, nell’hinterland udinese e nella provincia di Pordenone. A cominciare dai due colpi messi a segno a Lignano Sabbiadoro, per oltre 70 mila euro di bottino. Prese di mira abitazioni isolate e periferiche nei comuni di Campoformido, Varmo, Basiliano, Pocenia, Fiume Veneto e Porcia, dovei i ladri si sono introdotti o hanno tentato il colpo tra il 10 e il 12 gennaio scorsi. Nel tardo pomeriggio o prima serata, approfittando della momentanea assenza dei padroni di casa, alla ricerca di oro e preziosi, finendo perfino col mettere le mani dentro a un’urna cineraria, contenente le ceneri di un defunto, togliendo il coperchio alla ricerca di oggetti da rubare, come accaduto in una villetta di Varmo.

A mettere fine all’attività di una vera e propria banda specializzata nei furti in casa, i Carabinieri della Compagnia di Latisana che venerdì scorso hanno arrestato con l’accusa di furto, ricettazione e tentato furto, con l’aggravante del concorso, tre cittadini albanesi, raggiunti nelle loro abitazioni di Lignano e Ronchis, al termine di un’accurata indagine partita dai furti commessi in Riviera e che ha portato gli uomini del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia latisanese, coordinati dal comandante, capitano Filippo Sautto, assieme ai colleghi della Stazione di Lignano, a identificare e arrestare il 24enne David Toplana e i 30enni Altin Marvataj e Sokol Molla.

La banda si muoveva a bordo di un’Audi A5 coupè, sequestrata per la successiva confisca durante le operazioni di arresto dei tre: i Carabinieri di Latisana hanno studiato le mosse degli albanesi per raccogliere tutta una serie di riscontri che hanno portato il Gip del Tribunale di Udine, Matteo Carlisi, a emettere nei loro confronto un ordine di custodia cautelare in carcere. Perquisendo gli alloggi di Lignano e Ronchis, i militari dell’Arma hanno sequestrato gioielli e oggetti di pregio, per un valore complessivo di circa 3.000 euro. Secondo gli inquirenti è probabile che gran parte della refurtiva, provento dei colpi messi a segno dalla banda, sia stata immediatamente messa sul mercato della ricettazione.

In ventiquattr’ore di indagine, coordinate dal Pm Andrea Gondolo, i Carabinieri di Latisana hanno raccolto precisi elementi di colpevolezza a carico dei tre albanesi e attraverso l’analisi e l’intreccio di quanto raccolto nel corso di un’attività svolta davvero a tempo di record, i militari di Latisana sono riusciti a risalire all’identificazione dei tre abanesi. Le prove raccolte hanno permesso di procedere nei loro confronti al fermo di indiziato di delitto.

FONTE: MessaggeroVeneto - 20 Gennaio 2017


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Pubblicato il 21/01/2017 @ 14:48  - Nessun comment Nessun comment - Vedi ? Aggiungere un articolo sul post?   Anteprima di stampa  Stampa pagina

Un bottino da 3.000 euro e furti in 12 comuni, tre arresti - da valvasev

furti a Latisana 4 albanesi arrestati I malviventi, di origine albanese, operavano nella provincia di Udine e di Pordenone. Durante la perquisizione delle loro abitazioni, i carabinieri hanno ritrovato molti dei gioielli e dei valori scomparsi

LATISANA. Entravano in casa e portavano via soldi e valori. I carabinieri di Latisana, insieme alla stazione di Lignano Sabbiadoro, hanno fermato tre uomini, di origini albanesi, accusati di continui furti, 12 finora quelli segnalati, in case disabitate nella provincia di Udine e di Pordenone.

Le indagini, partite da alcuni furti commessi a Lignano e guidate dal pm Andrea Gondolo, hanno fatto luce su un giro di ricettazione di gioielli che gli stessi tre uomini rubavano e poi rivendevano. Altri i comuni dove i malviventi si sono mossi, tra il 10 e il 12 gennaio di quest'anno: Campoformido, Varmo, Basiliano, Pocenia, Fiume Veneto e Porcia. Per fuggire utilizzavano un'auto Audi A5 coupé, poi confiscata dai carabinieri.

I tre uomini sono Toplana David, 24enne, residente a Forlimpopoli, Marvataj Altin, 30enne e Molla Sokol, 30enne. Tutti e tre risponderanno di ricettazione, furto e tentato furto, aggravati in concorso.

I malviventi prendevano di mira case isolate, approfittando della momentanea assenza dei proprietari per portare via denaro e gioielli. Solo lo scorso 13 gennaio i carabinieri hanno identificato gli uomini e durante le perquisizioni nelle loro abitazioni, a Lignano e Ronchisi, hanno trovato e sequestrato 3.000 euro di merce rubata. Arrestati ora sono detenuti in carcere a Udine.

FONTE: MessaggeroVeneto - 19 Gennaio 2017


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Pubblicato il 19/01/2017 @ 21:07  - Nessun comment Nessun comment - Vedi ? Aggiungere un articolo sul post?   Anteprima di stampa  Stampa pagina
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