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malga-bala-2018 Ieri la commossa cerimonia in ricordo dei 12 carabinieri trucidati nel 1944

TARVISIO. «Questi caduti ci ricordano che la libertà e la sicurezza sono beni che vanno difesi, ieri come oggi». Parole cariche di orgoglio quelle pronunciate dal comandante interregionale carabinieri Vittorio Veneto, il generale di Corpo d’Armata Aldo Visone, intervenuto ieri alla cerimonia che ha ricordato il sacrificio dei 12 carabinieri trucidati dai partigiani titini a Malga Bala il 25 marzo 1944 e decorati con la medaglia d’oro al Merito Civile.

Alle parole di omaggio è seguita la deposizione di una corona, mentre un picchetto di carabinieri in grande uniforme rendeva gli onori militari al Tempietto ossario, attiguo alla chiesa, dove sono custoditi i resti di sette dei dodici militari dell’Arma caduti.

L’eccidio dei 12 carabinieri sfregiò con il sangue Malga Bala, località sui monti del circondario di Bovec (allora Plezzo, oggi in territorio sloveno) il 25 marzo 1944. La ricostruzione dell’accaduto è nota: i carabinieri furono catturati dai partigiani con l’inganno il 23 marzo, alla centrale idroelettrica di Bretto, dove erano di presidio per custodire l’impianto strategico che forniva corrente elettrica alla zona e alla miniera di Cave del Predil. Alcuni giorni dopo furono trucidati nella malga. Nel 2009 sono stati decorati (decreto del presidente della Repubblica) con la medaglia d’oro al Merito Civile alla memoria.

Il sindaco Renzo Zanette, rivolto il saluto ai presenti, ha ricordato che «Siamo qui per non dimenticare e per far sì che certe pagine della storia non vengano più scritte».

Alla cerimonia, oltre alle numerose associazioni d’Arma, hanno partecipato anche il prefetto di Udine, Vittorio Zappalorto, il commissario del Governo per la Regione Fvg e prefetto di Trieste, Annapaola Porzio, il generale di Corpo d’Armata Luigi Federici (già comandante generale dell’Arma dei carabinieri) e il comandante della Legione carabinieri Fvg, Vincenzo Procacci.

FONTE: MessaggeroVeneto - 24 Marzo 2018



l-arma-ricorda-l-appuntato-enea-codotto LATISANA. Per non dimenticare il sacrificio estremo di chi credeva profondamente nella divisa che indossava, ogni anno l’Arma dei carabinieri si ritrova nell’anniversario della morte dell’appuntato, Enea Codotto, freddato a soli 25 anni, durante un conflitto a fuoco. Un gesto che gli valse la medaglia d’oro al Valor militare e che la piccola frazione di Gorgo di Latisana, dalla quale Codotto era partito nel 1975 per servire lo Stato, indossando la divisa dei carabinieri, ha voluto ricordare dedicando a lui la piazza del paese. Ieri a rendere ancora più solenne la celebrazione, la presenza nella chiesa parrocchiale della frazione, dell’ex generale di Corpo d’armata, Roberto Paschetto e del comandante provinciale dell’Arma, colonnello, Marco Zearo, intervenuti assieme a una folta rappresentanza di carabinieri della Compagnia di Latisana, comandata dal maggiore, Filippo Sautto, anche lui presente alla cerimonia. È intervenuto, tra gli altri, anche il sindaco Daniele Galizio.

Enea Codotto, servitore dello Stato e vittima del dovere, freddato la notte del 5 febbraio 1981, nella campagna alla periferia di Padova; capo equipaggio Radiomobile assieme al collega, Luigi Maronese, si trovò davanti ai componenti di un pericoloso gruppo eversivo. Il conflitto a fuoco che seguì costò la vita ai due carabinieri. Ma a terra, ferito a entrambe le gambe, rimase anche il leader del gruppo, Valerio Fioravanti, arrestato la notte stessa.

Un gesto che valse ai due carabinieri la medaglia d’oro, la cui motivazione è stata letta ieri al termine della messa celebrata dal don Rinaldo Gerussi e la si trova riprodotta anche a Latisana all’ingresso della caserma dei carabinieri intitolata all’appuntato. Al termine della celebrazione, un corteo composto dalle associazioni d'arma e dalle autorità ha raggiunto il cimitero di Gorgo per la deposizione di una corona davanti alla tomba dell’appuntato Codotto.

FONTE: MessaggeroVeneto - 12 Febbraio 2018
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Virgo Fidelis il ricordo di Enea Codotto LATISANA. Un plauso all’impegno costante nel presidio del territorio e un augurio ad affrontare il nuovo anno con ulteriore slancio. È quanto il Comandante della Compagnia Carabinieri di Latisana, il maggiore Filippo Sautto, ha detto ai suoi uomini in occasione della tradizionale ricorrenza della Virgo Fidelis.

Un appuntamento che ha visto riunita una rappresentanza di Carabinieri delle sei Stazioni, San Giorgio di Nogaro, Mortegliano Rivignano Teor, Palazzolo dello Stella, Lignano Sabbiadoro e Latisana, presidi territoriali nella giurisdizione della Compagnia, a disposizione delle comunità locali di diciassette comuni della Bassa e del Medio Friuli.

La cerimonia si è svolta a Latisana nella chiesa dedicata a Sant’Antonio, celebrata da monsignor Pierluigi Mazzocato, cancelliere presso l’Arcidiocesi di Udine e parroco nella frazione di Gorgo di Latisana nel 1981 l’anno in cui venne freddato a Padova, da un gruppo di terroristi l’appuntato dei Carabinieri Enea Codotto, originario proprio di Gorgo. Un’occasione per parlare di lui, medaglia d’oro e dell’impegno costante e quotidiano dell’Arma dei Carabinieri, per la sicurezza delle comunità e a favore di una cultura della legalità. La stessa che il Maggiore Sautto ha esortato i bambini delle classi quinte della scuola primaria De Amicis di Latisana a rispettare. E di impegno ha parlato anche rivolgendosi alle famiglie dei Carabinieri perché vivere con un rappresentante dell’Arma – ha detto il Maggiore – significa abbracciare ogni giorno la stessa missione.

Al termine della celebrazione è stata ricordata la battaglia di Culqualber, al suo 76esimo anniversario, valsa all’Arma dei Carabinieri una medaglia d’oro e sono stati letti dai bambini della scuola alcuni pensieri dedicati ai Carabinieri e alla loro opera.

FONTE: MessaggeroVeneto - 29 Novembre 2017



associazione-nazionale-carabinieri-lago-diseo-motovedetta Cresce la dotazione di mezzi in forza all’Associazione Nazionale dei Carabinieri in Provincia di Bergamo. Domenica 24 settembre a Predore sarà benedetta e intitolata una motovedetta che navigherà sulle acque del Lago d’Iseo.

«Oltre ai vari servizi che vengono compiuti dai nostri gruppi di volontariato – afferma il tenente Marco Bianco, coordinatore dell’Associazione Nazionale Carabinieri in provincia di Bergamo – con questa imbarcazione andiamo ad ampliare le attività. Questa motovedetta, già operativa, si propone con i suoi equipaggi e con due sommozzatori di effettuare servizi di Protezione Civile. Sono attività a disposizione delle amministrazioni della sponda del Lago d’Iseo e delle autorità di polizia e polizia locale».



Il natante è stato acquistato e riqualificato dai volontari con un intervento che ha in particolare eliminato la salsedine dopo anni di attività sul mare Adriatico. «Ero in servizio sulla motovedetta in servizio sul Lago d’Iseo dismessa nel primo gennaio 2011 – racconta il brigadiere Michele Liso dell’Associazione Nazionale Carabinieri -. Questa motovedetta è stata presa all’asta e proviene dal Comando Stazione di Cesenatico. L’abbiamo rimessa a posto impiegando circa tre mesi. Rispetto al gommone che avevamo prima, questo natante essendo coperto ci consente una maggiore operatività, anche in inverno per via del riscaldamento in cabina».

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Domenica l’inaugurazione e intitolazione a Predore

Il programma della cerimonia di domenica 24 settembre prevede alle 9 il concentramento dei partecipanti in Piazza Unità d’Italia a Predore. Alle 10 il ricevimento delle autorità civili, militari e religiose. A seguire, alle 10.30, l’inizio della cerimonia con l’intitolazione ai “Caduti di Nassiriya” della motovedetta Rio CC630 del nucleo di volontariato di Protezione Civile. Il cappellano militare don Tiziano impartirà la benedizione.

«Dopo anni di navigazione con il gommone, siamo riusciti ad avere questa motovedetta grazie all’interessamento della Nautica Bertelli – spiega il brigadiere Cesare Miniaci dell’Associazione dei Carabinieri di Grumello del Monte -. Abbiamo lavorato sodo per ripristinarla e finalmente è arrivato il giorno dell’intitolazione. Domenica saranno presenti anche quattro vedove dei nostri caduti. Due vengono dalla Sicilia, una da Asti e una da Viadana. Ci sarà anche la Fanfara del Terzo Reggimento di Milano. Aspettiamo diverse autorità e associazioni d’arma».

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FONTE: https://myvalley.it/ - 22 settembre 2017



Berghinz, una dinastia di patrioti - da valvasev il 04/09/2017 @ 19:57

Alessandro-Berghinz Famiglia di patrioti, dalle guerre risorgimentali alla Resistenza, di politici e professionisti, i Berghinz hanno lasciato importanti tracce negli ultimi 250 anni della storia friulana: citiamo solo i fratelli Bernardino e Augusto combattenti con Garibaldi, Giovanni Battista medaglia d'oro caduto nella lotta contro i nazisti e l'insigne medico Guido pioniere della pediatria.

Un albero genealogico ricco che vede oggi tra gli ultimi epigoni della dinastia udinese (un ramo è anche a Roma) il geometra Alessandro Berghinz, classe 1947, già tecnico comunale, poi bancario e, in questi ultimi anni, amministratore di condomini. La patria, la medicina e la moderna, sfaccettata economia dei nostri tempi, si potrebbe commentare. Ma anche un riaggancio con le origini: l'antenato Cristoforo (1804-1859) era, infatti, un commerciante di seta. Nel suo bellissimo studio di piazzetta Antonini, con vista sui giardini della Banca d'Italia, Sandro Berghinz racconta le vicende della sua antica famiglia.

L'avo sopra citato era il nipote di un altro Cristoforo (1738-1810), che arrivò in Friuli dalla zona tra Caporetto e Tolmino. Il nipote, dunque, nel 1839 comperò il palazzo oggi chiamato Montegnacco-Berghinz di via Superiore dove aprí un setificio. Ebbe numerosi figli, tra i quali i garibaldini colonnello Bernardino (1841-1925) e avvocato Augusto (1845-1912). Il primo fu tra i liberatori di Udine (entrò in città, dalla porta Poscolle, il 26 luglio 1866, alla testa del suo squadrone del 6° Aosta cavalleria) e fu poi per lungo tempo sindaco di Sedegliano; il secondo partecipò con le camicie rosse alla campagna nel Trentino, conclusa col fatidico, rinunciatario «Obbedisco» del generale dopo la vittoria di Bezzecca, e alle sfortunate battaglie dell'anno dopo per la liberazione di Roma (Porta San Paolo). Ma l'avvocato Augusto fu anche presidente della Società dei reduci delle patrie campagne e consigliere comunale a Udine dal 1876 al 1883. In queste vesti fu l'artefice della realizzazione del monumento a Giuseppe Garibaldi, inaugurato il 26 agosto 1886, nella piazza dei Barnabiti ribattezzata col nome dell'Eroe dei due mondi. Augusto Berghinz fu anche un politico, «il primo a disciplinare le forze popolari della città - racconta il pronipote - e a indirizzarle, con entusiasmo e convinzione, sulle strade della democrazia.

Fu l'organizzatore della Lega popolare e tra i fondatori del Giornale di Udine». Nel 1884 emigrò a Buenos Aires, dove continuò a esercitare la professione forense. Dalla capitale argentina, Augusto Berghinz finanziò l'iniziativa della lapide a Paolo Sarpi, nella via omonima, della quale dettò anche il testo, rimasto ancora oggi famoso per gli accenni anticlericali («ma i tempi erano quelli!», spiega Alessandro Berghinz).

I due patrioti avevano un terzo fratello, Giuseppe, ricordato se non altro come padre del dottor Guido (1872-1940), un luminare della medicina pediatrica. Clinico e ricercatore, Guido Berghinz fu tra i fondatori della Società italiana di pediatria, docente per dieci anni all'Università di Padova, primario all'ospedale di Udine dal 1905 al 1939. Durante la Grande Guerra era stato docente alla scuola medica da campo di San Giorgio di Nogaro e per i suoi meriti venne promosso tenente colonnello ed ebbe diverse medaglie al valor militare. Pur di fronte a numerose e prestigiose offerte di cattedre in altre città d'Italia, preferí rimanere a Udine, dove mantenne sempre la residenza, assieme alla moglie contessa Margherita Berlinghieri Concina, nel palazzo di via Superiore, già sede del setificio di nonno Cristoforo.

Del famoso prozio pediatra, Alessandro Berghinz racconta un episodio che riguarda il compianto presidente della Regione Antonio Comelli, allora bambino (erano i primi anni '20). «Lo ha salvato, curandolo con prodotti naturali, da una malattia infantile che poteva avere gravi conseguenze. Me lo ha raccontato lo stesso Comelli».

Un fratello del dottor Guido, l'avvocato Raffaello (che ricoprí anche cariche pubbliche, tra l'altro fu commissario prefettizio a Faedis), era il padre della medaglia d'oro Giovanni Battista Berghinz, classe 1918, combattente, come tenente di prima nomina, in Africa e in Francia. Dopo l'8 settembre '43, Giobatta Berghinz aderì all'Osoppo dove fu impegnato nel rifornimento ai partigiani di armi, viveri e carburanti. Arrestato nel luglio '44 dai tedeschi, che lo torturarono senza riuscire a estorcergli alcuna informazione, fu fucilato e bruciato nella Risiera di Trieste. Alla sua memoria è dedicata la caserma udinese di via San Rocco.

Del tenente Berghinz va citata anche la madre, Maria Cristina Piani, esponente di associazioni culturali e patriottiche: è vissuta oltre i 90 anni e fino al suo ultimo giorno è stata devota e appassionata testimonial dell'eroico figlio.

Arriviamo ad Alessandro e ai tempi nostri. Ma prima ricordiamo che suo nonno Vittorio, fratello di Guido e Raffaello, militare del Genova Cavalleria, fu protagonista di un gesto coraggioso nel 1905 a Padova, durante l'alluvione del Brenta. Assieme a un commilitone e «non senza rischio della propria vita - si legge in una cronaca dell'epoca - operò il salvataggio di 12 persone che, circondate da acque limacciose, minacciavano di affogare». Figlio di Alberto (1914-1994), già dipendente dell'Inam, Alessandro si è diplomato geometra e per un anno è andato «a bottega» da un grande maestro, Giovanni Sello, che lo ha avviato a una professione (in particolare con la stima di immobili) che ebbe poi modo di esercitare pochissimo. Ha operato a Martignacco come tecnico comunale al tempo del sindaco Ferruccio Saro, poi è stato alla Crup fino alla fine del 2006. Da allora, costituita una Srl, si dedica all'amministrazione di condomini.
Ma non è tutto. In gioventú ci sono stati 8 anni di collegio Bertoni, il ricreatorio della Madonna delle Grazie e l'Associazione guide e scout cattolici. Tale formazione lo ha portato in politica, nelle file della Dc. È stato segretario della sezione di Chiavris e per due mandati presidente della circoscrizione Chiavris-Ancona. Nel 1990, ancora prima delle avvisaglie di Tangentopoli, lasciò la politica che, seppure «di periferia», gli ha dato soddisfazioni (ha contribuito a realizzare il servizio infermieristico circoscrizionale, il parco pubblico di Chiavris, la sistemazione definitiva di via Friuli). Alessandro Berghinz si è dedicato quindi alla lettura dei libri di storia, appassionandosi in particolare alle vicende di casa Savoia. Nel 1998 è entrato a far parte delle Guardie d'onore alle tombe reali del Pantheon, delle quali è diventato delegato provinciale (e nel 2005 ha ricevuto a Ginevra, dal principe Vittorio Emanuele, il cavalierato di San Maurizio e Lazzaro).
Già nel '98, tramite la contessa Maria Antonietta de' Portis, suo chaperon nell'aristocrazia friulana, era stato insignito dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
. Berghinz ha organizzato a Udine due convegni (sullo Statuto Albertino e su «Eugenio di Savoia Soissons liberatore dell'Europa dai Turchi») e ha organizzato una recente visita del giovane Emanuele Filiberto a Udine.

Si potrebbe dire che, dopo oltre cent'anni, il pronipote, che ha fatto il servizio militare nell'aeronautica, è subentrato al prozio Augusto, depositario delle «Patrie memorie» ottocentesche. Alessandro Berghinz, sposato, dal 1972, con Anita Moro, ha una figlia, Elena, che ha fatto il Blanchini e studiato arpa al conservatorio. La sua famiglia è la continuatrice udinese della dinastia, ma non l'unica. Il nostro geometra ha una sorella, Anna Luisa, ex funzionario regionale, sposata, due figli. E ha due cugini, figli di Giuseppe, fratello di Alberto: Carla, insegnante in pensione, che ha una figlia, Stefania, e Graziano, che vive a Colugna. Altre due cugine, ma non dirette, discendenti dal patriota garibaldino Bernardino Berghinz, abitano rispettivamente a Roma e al Lido di Venezia. «Non me ne ricordo altri», commenta Alessandro, che ogni tanto riprende in mano il «frondoso» albero genealogico per i necessari aggiornamenti.

Da qualche anno «l'ultimo dei Berghinz» è approdato a una periferia ancora piú esterna: è andato ad abitare nella bella Campeglio, tra le colline di Faedis. E, come al tempo di Chiavris, si è riavvicinato alla politica, rigorosamente locale. Eletto, proprio la settimana scorsa al consiglio comunale, avrà il ruolo di capogruppo della sua lista.

E' con piacere e con il permesso di dare il benvenuto l'ingresso di un nuovo Socio nella nostra amata Sezione ANC di Lignano , nonché nel nostro Gruppo di volontariato : Complimenti Sig. BERGHINZ Alessandro e buon lavoro.

FONTE: MessaggeroVeneto - 15 Giugno 2009



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